Mangiare a Cesena

Mangiare a Cesena, in centro c’è più gusto!

mangiare a Cesena

 

Mangiare a Cesena, in una perla di romagna, figlia delle sue antiche tradizioni culinarie. Sedersi in centro, cominciando ad assaporare le prelibatezze romagnole, significa rivivere antiche atmosfere, godere di sprazzi di bell’architettura e soprattutto esaltare il palato con i piatti tipici della cucina romagnola.

Mangiare in uno dei tanti ristorantini tipici del centro di Cesena contribuisce sicuramente ad esaltare i sapori decisi e ruvidi della cucina romagnola, spesso arricchita da ricette elaborate dallo stesso Pellegrino Artusi.
Questa pagina dedicata al mangiare a Cesena verrà ampliata con interessanti recensioni dei ristoranti presenti nel centro storico, per offrire riscontri reali a chi vuole sperimentare i piatti all’uso di romagna.
Nell’immagine principale, tre riferimenti a dei piatti tipici della cucina di Cesena: i passatelli, i crescioni ripieni e la grigliata di carne.

 

Mangiare a Cesena e le tradizioni della cucina romagnola


Si, parliamo di cucina romagnola che, nella sua peculiarità, si differenzia da quella emiliana. Oltre ai campanilismi provinciali, le due cucine hanno ben ragione di rivendicare le proprie origini e i propri sapori.

Più ricca e curiale quella emiliana, più povera e semplice quella romagnola. Due espressioni quasi opposte, che derivano da situazioni socio-economiche, dal principio, molto diverse.

Nel caso della cucina romagnola infatti, questa tendenza alla ricerca di cibi semplici deriva dalla turbolenza delle signorie dell’epoca, a cui fa eccezione solo quella dei Malatesta, e al lungo dominio dello Stato della Chiesa.

Mangiare a Cesena significa assaporare la cucina romagnola, a scanso di equivoci.

Il numero di piatti della cucina romagnola è modesto, l’origine delle materie prime è principalmente contadina, ma questa semplicità si traduce in una serie di pietanze dove l’esaltazione del gusto primario restituisce sapori puri e molto decisi.

Mangiare in Romagna, tutt’oggi, significa mangiare bene. Questa cucina dalle origine povere  è un’omaggio alla genuinità dei cibi di una terra generosa. Cappelletti, passatelli, strozzapreti, braciole, castrato, galletto in umido sono tra i principali piatti di questa cucina, che attinge le proprie risorse principalmente dalle campagne e dai boschi.

Da sempre è nei primi piatti che la cucina romagnola trova la sua massima espressività, in particolar modo nelle minestre in brodo, definite anche “la biada dell’uomo” da un antico proverbio.

Tutto nasce dalla maestria delle sfogline, le donne delle cucina, le vere artiste di questa tradizione, che con grande maestria stendono la sfoglia, composta primariamente da farina di grana e uovo. La lavorazione avviene su piani di legno e lo strumento che aiuta la stesura è il famoso matterello. Nascono così cappelletti, tortellini, cappellacci, tagliatelle e strozzapreti. Gli abbinamenti nel condimento, oltre ad un buon brodo di cappone, sono molteplici. Menzioniamo, tra i tanti, i ragù di manzo e suino, di cinghiale o i pregiati tartufi, nelle zone di Dovadola, gli strigoli e degli ottimi funghi porcini dell’Appennino.

L’ampia letteratura dedicata alla cucina romagnola restituisce piatti tradizionali molto antichi e meno conosciuti, come la saba, una riduzione derivante dal mosto d’uva, spesso usata in abbinamento ai sabadoni, dei tortelli ripieni di pere cotogne, castagne e marmellata di mele. O ancora i manfrigoli, pasta ridotta a minuti granellini, solitamente consumata al ritorno da cerimonie funebri. E poi la tardura, simile al ben più noto passatello, con cui veniva solennizzata la pasqua.

Una cucina romagnola “alternativa”, meno conosciuta, ma ugualmente apprezzabile, è quella che si è sviluppata nelle zone costiere, dove le pietanze sono a base di pesce, crostacei e molluschi. Si può cominciare dal classico brodetto alla marinara, insaporito da spezie e aceto, per passare ai fritti misti e alle grigliate. Spesso nelle città marinare, come Cervia e Cesenatico, è possibile degustare il pescato direttamente nei casolari dei pescatori o nelle vecchie “bilance”.

Un’elevato grado di affinamento giungerà negli anni successivi grazie all’opera di Pellegrino Artusi, che ha portato “l’uso di romagna” in piatti più complessi, che però avevano origini più borghesi e talvolta qualche richiamo alla cucina francese.

Cesena, come tante realtà romagnole, ha conservato gelosamente tutte queste tradizioni, soprattutto nel centro storico, dove alla buona cucina potrete abbinare scorci urbani di grande impatto.

mangiare a cesena, in pasticceria

Ristorante la Grotta, in centro a Cesena

Caffeina, a Cesena

mangiare in un bar di Cesena